Nonostante tutte le difficoltà, abbiamo preso un consigliere. Ce l’abbiamo fatta ed è merito tutto di coloro che ci hanno creduto, sostenuto, aiutato.
Grazie, infinitamente, grazie
-2 giorni alle elezioni. +3 dal mio trasloco. Poi anche -10 alla prossima bolletta del telefono, -24 a quello straccio di stipendio che mi deve permettere di resistere all’affitto, +419 dalla scomparsa della sinistra dal parlamento italiano e, conseguentemente, quattrocentodiciannovesimo giorno di governo Berlusconi, di grottesco avanzare di questo golpe tutto pizza&maccheroni, del fascismo soft che “soft” lo è solo per qualche intellettuale.
Arrivo a questa scadenza schifato e impaurito dai cinegiornali in perfetto ventennio style, da Bruno Vespa che stende il tappeto di Porta a Porta per costruire un salotto perfetto e confortevole al Capo Silvio; un balcone eccezionale da cui poter lanciare l’offensiva finale, quella che cerca di trasformare il caso Mills in un atto persecutorio della magistratura nei suoi confronti, che racconta complotti su complotti, dalla moglie Veronica ai festini a base di Champagne e Veline nella villa in Sardegna. Trasforma il trittico pluto-giudaico-massonico nell’odierno togherosse-stampacomunista-disfattismodisinistra, risponde in differita al vicedirettore del Times (che aveva detto “uno così da noi si sarebbe già dimesso”) urlando al complotto addirittura internazionale che si starebbe sviluppando contro di lui. E quello che mi fa ancora più paura è che in questa politica da reality show l’unico inciampo che puzza di nomination per il PDL è dato proprio da un fatto di gossip, buono per Novella2000 ma atipico se ritrovato sulle colonne dell’Unità o del Manifesto. Non esiste alla luce del sole alcuna opposizione politica, un’opposizione di merito che combatta, cioè, l’esistente con proposte e azioni che costruiscano e delineino i tratti di un’ idea alternativa di Mondo. Il problema, ancora una volta, non è battere Berlusconi ma battere il berlusconismo che oggi, differentemente da tre anni fa, è la vera ed unica cultura dominante, anche nella politica.
A margine però c’è anche l’entusiasmo di una campagna elettorale difficile ma straordinaria, fosse anche solo perché siamo riusciti a farla, siamo riusciti a non cedere allo sconforto, alla durezza di tutte queste sconfitte. In mezzo alla gente, fra le vie di questo Paese, si riscopre un’Italia reale che ancora resiste. Si scopre l’Italia multietnica ,negata dalla destra, durante il porta a porta, quando scendi a Taverne d’Arbia e leggi sui campanelli dei palazzi nomi e cognomi che hanno mille origini diverse, quando incontri per strada il giardiniere rumeno, la postina albanese, l’idraulico marocchino. E si scopre anche che esiste ancora quel popolo di sinistra che sembra scomparso, che è sfiduciato, incazzato, deluso, ma che vive ancora e non ha voglia di arrendersi.
A loro allora dico di rivendicare un ruolo attivo, ancora una volta, in questa politica che li ha tanto disgustati. Di non limitarsi al voto, che pure è necessario, per dare il proprio contributo. La Sinistra che stiamo costruendo è un cantiere vero, con un’idea stupenda rinchiusa dentro. Perché venga realizzata, perché non sia l’ennesima promessa non mantenuta, c’è bisogno del contributo di tutti e di tutte. Noi ci abbiamo messo la faccia, ci siamo messi in gioco coscienti di tutto quello che avevamo da perdere. Ora tocca ad un “noi” molto più grande continuare questa sfida.
Vi sono ragazzi e ragazze che vivono questo territorio: in molti ci sono nati e cresciuti, ne condividono storie e radici, ne conservano la tradizione; altri vi sono arrivati, alcuni decisi a permanere altri convinti ad attraversare il nostro territorio e le sue possibilità.
L’intero sistema Siena ha goduto e gode in questi anni dello straordinario indotto, economico e culturale, dell’Università di Siena, un’istituzione che negli anni ha attratto giovani (e meno giovani) da tutta Italia e che ha saputo competere con le migliori accademie del nostro paese. La crisi della nostra università mette a rischio tutto questo.
Un’altra crisi, quella economica e globale, ha messo in ginocchio la nostra economia; lo sviluppo basato sulla precarietà delle persone e la solidità della finanza è crollato di fronte all’avanzare di un’evidenza: coloro cha avevano contratto i mutui non li potevano pagare, evidentemente perchè il loro reddito era discontinuo ed insufficiente o addirittura inesistente.
Il nostro territorio non è immune in alcun modo a questa crisi: lo dimostrano le fabbriche chiuse e le casse integrazioni, ma lo dimostra anche il crescente affanno giovanile (e non) di fronte all’approccio con la ricerca dell’impiego.
La politica di fronte a tutto ciò sembra impotente: il depotenziamento progressivo dei servizi, l’inesistente welfare (la mancanza di asili gratuiti, l’assistenza balbettante a malati ed anziani, l’abbandono della formazione pubblica) rischiano di mettere a nudo una realtà: la politica costa e non comporta benefici, non serve ed è inutile.
Innovare, rinnovare la sinistra oggi è compito necessario, ineluttabile: è così perchè altrimenti è il senso stesso della politica, in fondo dello stato, a mancare: a cosa serve un’istituzione che non garantisce i servizi per tutti, che non garantisce continuità di reddito nel mondo dell’instabilità lavorativa, a cosa serve nel liquidarsi delle relazioni sociali, un’organizzazione mastodontica che l’unica relazione che concepisce è una relazione di potere?
E’ per questo che occorre cambiare; occorre cambiare innanzitutto il modo di fare politica. E’ questo che con la nostra campagna, nonleggerequi.org, abbiamo provato a fare: metterci la faccia, metterci a disposizione, scrivere il proprio numero e il proprio indirizzo, mettersi a servizio dei cittadini.
Per un territorio che integri, che conceda reddito di cittadinanza e possibilità a tutti, che abbandoni questo modello di precarietà: per una sinistra differente, che capisca e consideri, che non conosca l’ottusità ideologica nè il giogo del potere: per una politica che serva a sognare ancora qualcosa di utile.
Aderisco alla campagna a favore del software libero “carocandidato.org”!!!!
Entusiasmo da domenica riposante: poche battute sparate bene in ospedale da mio padre, alcuni sorrisi gongolanti..
Una mattina passata a volantinare, riempire vico alto delle cartoline..
Incontriamo un signore per strada, sguardo smarrito, mi fissa e dice: “Che state distribuendo? Posso avere?”;
rispondo che sto dando cartoline per le elezioni provinciali, in cui vi è una breve biografia di me, visto che sono candidato… lui mi guarda sorride, si presenta: “Giancarlo”.. rispondo Alessandro.. lui mi fa gli auguri, mi ringrazia, se ne va.. sorridente, ma mai quanto me.. bellezze da campagna elettorale..
il suo sorriso stampato nel volto ed una buona sensazione.. speriamo.. -6
A scorrere la prima pagina dei due siti di maggiore informazione, scappa un sorriso naturale: ghigno autentico forse di pura rassegnazione, di volontà esasperatamente tenuta nascosta di chiudere, fingere di fregarsene ed andare a dormire dopo una super serata con la mia fidanzata.
Verrebbe, già, ma poi passa la voglia di sorridere a rendersi conto della sceneggiatura in cui stiamo recitando, della caricatura mal riuscita di quest’Italia dove un governo è messo in pericolo più dalla moglie del premier che da una condanna di questo per corruzione.
Ricordava qualcuno alla tv che quando a Mills fu riconosciuto il fatto (ovvero l’essere stato corrotto da B.), Veltroni si dimise: paradossi di quest’Italia che nel giorno in cui Mills riceve la sentenza definitiva vede il proprio premier sbraitare contro la Sinistra invidiosa ed invocare milioni di firme per mandare a casa i parlamentari.
Di fronte il nulla: nessuno capace di cogliere l’invito di reazione lanciato sulle colonne dell’Unità da Nichi Vendola, nessuno che prova a creare sponda tra una società sempre più muta ed un parlamento sempre più lontano ed isolato, sempre più asettico: Franceschini si prende con Di Pietro senza spiegare troppo bene perchè, Casini invoca libertà per un prigioniero putiniano ignorando le parole sia di Vendola che di Franceschini stesso (che a lui invece sarebbe ben disposto ad aprire/rsi).
Il liquidarsi progressivo di ogni forma di opposizione è il frutto naturale di una mancanza assoluta: quella di un’idea di Italia, di uscita, di società.. nessuno pare avere neanche un pparadigma d’interpretazione per non parlare di una prospettiva di cambiamento.
Mi vengono in mente le persone presenti in Piazza Salimbeni venerdì, per Nichi Vendola, e mi viene in mente il rischio autentico di non riuscire a fornir loro neanche mezza risposta.. proverò con il quiz delle europee che ci posiziona come più o meno statalista od eurofili: realtà a settori ormai per loro le elezioni, a scomparto, in cui per votare è sufficiente capire se stai con chi vuole un sorso in più di finanza o con chi desidera un’iniezione di denaro pubblico in banca.. importante mi viene da dire, importante, quasi decisamente determinante..
buonanotte